Specchio Musicale

pensieri filosofici e poetici sulla musica


Cos'è la musica?

 

Cos'è la musica?

 

Parafrasando il filosofo, logico e matematico gallese Bertrand Russel possiamo dire che il numero è l'insieme di tutti gli insiemi che rappresentano il numero stesso. Potremmo aggiungere a questa definizione che nulla esiste come entità ben definita ma che ogni cosa è l'insieme di tutte le cose che rappresentano quella specifica entità. Non di rado la dimenticanza di questo piccolo postulato porta agli estremismi o alla visione del mondo in bianco e nero. Parlare di etica, musica, arte o religione come un qualcosa di ben definito e immutabile è quanto di più limitante si possa fare, perché si limitano i punti di vista. La linfa vitale della musica è probabilmente questo relativismo senza inizio, senza fine e senza tempo.

Che cos’è allora la musica?

Questa domanda è stata posta a diversi compositori nel documentatio “C’è musica e musica” di Luciano Berio, un documentario degli anni 70 di cui riportiamo qui alcune risposte:

 

John Cage:

“E' semplicemente una parola e quando la si dice con garbo la gente la chiama canzone, altrimenti non molti capiscono che è musica; ma qualcuno di noi si.”

“La musica è tutto quello che si sente”

 

Karlheinz Stockhausen:

“La musica è il più rapido viaggio di ritorno per l'eternità”

 

Bruno Maderna:

“La base di partenza è: la musica muove i sentimenti, come diceva Monteverdi; quindi la musica non è l'arte dei suoni ma i suoni non sono che un mezzo per mettere chi li ascolta in un particolare stato d'animo.”

 

Questa di Maderna è una definizione a cui sono molto legato e credo di sentire una particolare vicinanza filosofica. A mio modesto parere oltre che parlare di stati d’animo, aggiungerei anche il concetto di immagine interiore, di onirico fatto veglia, di visione oracolare. Tutte tematiche che hanno bisogno di maggiore sviluppo, meglio tornare per il momento a fonti più accreditate.

 

Iannis Xenaxis:

“E' il modo in cui l'uomo può superare se stesso, con il fare la musica e con il capirla”

 

Henri Pousseur:

“il filosofo Ernest Bloch ha detto che la musica è una sorta di premonizione della vittoria sulla morte, in ogni caso è la vittoria sul tempo e nella musica il tempo è qualcosa da vivere”.

 

Lukas Foss:

“E' un'arma che non fa male a nessuno, un'arma per combattere il nemico; il nemico è tutto quanto minaccia di annientarmi, qualsiasi cosa voglia portarmi via la libertà o l'amore, è tutto ciò che è intorno a me, non so definirlo con una parola, anticamente lo chiamavano il diavolo”.

 

Il musicologo Thomas Willis, invece, riprendendo questo ultimo pensiero di Lukas Foss definisce la musica come una forza sociale diretta, il pensare ad essa come un'arma che non faccia male a nessuno è frutto del nostro trattare in maniera distante e borghese del materiale altamente rivoluzionario che quotidianamente si manifesta sotto i nostri occhi.

 

Goffredo Petrassi:

“Esiste questa molteplicità, perché la musica non si può dire che sia una, è una in quanto manifestazione tecnica ma è molteplice in quanto destinazione; se per i Greci i vari modi, dovevano corrispondere ai vari stati d'animo e alle varie situazioni dell'uomo, così anche adesso c'è una funzionalità varia della musica, evidentemente c'è una musica di divertimento, una musica di consumo, una musica di accompagnamento, una musica di fondo e una musica che è propriamente musica e che è la protagonista unica della cerimonia musicale” .

 

L’altra difficile domanda da porsi ma che completa sicuramente la prima è

perché la musica?

 

Massimo Mila:

“Quando si chiede il perché di qualche cosa, a questo perché generalmente si da una accezione teleologica, finalistica, cioè si crede che questo perché voglia dire a che scopo, secondo me questo è il sistema brevettato per non capire niente di quello che accade nel mondo; Voltaire diceva che il teleologismo è la mentalità di quelli che credono che il buon Dio abbia inventato la pianta del sughero perché noi ci possiamo fare i tappi; è chiaro che con questo sistema di idee non si spiegherà mai niente. Il perché la musica, perché questo, perché quello ha un senso e dà a se stesso la propria risposta soltanto se si dà alla parola perché il significato causale che ha normalmente, che ha rettamente. Perché la musica? perché questo? perché quest'altro? perché ci sono dei germi preesistenti, c'è una vis c'è una forza che produce qualche cosa. Perché un albero, perché sotto ci sono dei semi”.

 

Aaron Copland:

“Penso che ognuno abbia bisogno della musica in diversa misura, c'è chi non ne ha bisogno affatto e mi dispiace per lui; amare realmente la musica è un dono del cielo che bisogna sviluppare, ingrandire il più possibile”.

 

György Ligeti:

“Perché l'amore?”

 

Darius Milhaud:

“Perché no?”

 

Michael Tippett:

“Tutto ciò che possiamo dire è che andando indietro ma anche andando avanti, l'arte è vecchia quanto l'umanità, ci sono dei piccoli flauti fatti di osso trovati in una caverna che risale all'età glaciale, ci si può suonare due note, quindi l'uomo faceva musica già nell'età glaciale e farà musica quando arriveremo ad un'altra età glaciale”.

 

Milton Byron Babbitt:

“Sembrerà un po’ egocentrico ma pare che io scriva per me stesso, ho ragione poi per cui questo mi da soddisfazione e coinvolge moltissime altre ramificazioni”

 

 

Pierre Boulez:

“Molti malintesi avvengono proprio, dunque, perché non si ha chiaro il senso del termine musica. La gente che vi parla di musica in realtà, parla di una certa musica, di solito della loro e del loro modo d'intenderla, senza capire il modo in cui la intendete voi.

Se la musica fosse stata una, agli albori, probabilmente, avremmo scoperto tutti la stessa musica ed invece ogni società è stata in grado di crearsene una”.

 

Henri Pousseur:

“La musica è presa come un'entità a se, opposta alla società o comunque distinta da essa, mentre la musica è semplicemente una funzione della società, come la lingua, e del tutto inseparabile da essa”

Secondo Henri Pousseur le società primitive e quelle extraeuropee hanno un rapporto più puro nei confronti della musica, mentre nella nostra società esiste una certa frattura nei confronti della musica portata dalle esigenze di mercato. A ben vedere, si nota che la nostra società vive immersa nella musica come tutte le altre, anzi è una società fortemente vorace, ma in maniera tortuosa e con cattiva coscienza.

 

John Cage:

“Ci sono diversi suoni e molte diverse persone e queste persone hanno tutte idee diverse, qualcuna è d'accordo con me altre con voi, altre ancora né con me né con voi”.

 

Pierre Schaeffer:

“Spesso quando noi diciamo musica, pensiamo alla nostra musica e pensiamo a quella degli altri continenti come la musica degli altri, poi c'è la musica degli uomini, poi c'è anche la musica delle cose, degli altri esseri viventi, c'è la musica degli uccelli, degli animali; noi spesso diciamo scioccamente sono soltanto urla, rumori, ma perché gli uccelli cantano? Non lo sappiamo. Che cosa si dicono? Che cosa c'è perfino nell'orribile grido del corvo? E' una lingua la loro o è una musica? ”.

 

Karlheinz Stockhausen:

“Ci sono tanti generi di musica quante persone che fanno la musica, ma ci sono anche tanti generi di musica quante sono le persone che arrivano a percepirla”.

 

Per Karlheinz Stockhausen un buon compositore assomiglia ad un sorta di apparecchio radio, un ricevitore, in grado di percepire quello che lui chiama Spirito dei tempi, cioè delle correnti cosmiche che sono nell'etere e quindi invisibili. Queste onde una volta entrate nel compositore escono sotto forma di partiture e musica. Per Stockhausen la musica ha il potere di modulare l'uomo, di trasformarlo, è un'esperienza pedagogica, nei confronti di se stessi, del mondo e del cosmo.


Remo De Vico 

Composer and Sound Designer

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